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Slurpak 2.0
food packaging

Looking at the almost centennial evolution of Coca-Cola packaging and about its possible future development, has born the idea of the soft drinks and juices package concept-project Slurpak 2.0.

Slurpak 2.0 is the result of a short side-step in technology transfer. Hoping (personally) a return to returnable packaging, we can in the meantime borrow materials from actual food industry and deviate them from a use which underestimates theirs potential and relegates them to anonymous boxes coloured with a mark, filled and emptyed of a product without giving them a shallow. A shallow that is lost even when they are casually thrown after use, without perception of their impact and so without remebrering us the responsibility in the possible inefficiency of the promises in the development of recycling technologies

The use of the "now-tech" in new forms and alternative fields (like the soft drink in a "little bottle") involves several advantages, not only tightly commercial ones.

Compared to a glass packaging is reduced the gross weight; compared to a PET packaging is preserved a visual and a tactile appeal. The hexagonal section optimizes storage by reducing the volume of packaging and is the geometric point of departure in developing a design that is ergonomically and aesthetically new. On this basis it is widely possible to work in graphic customization..

The prototype Slurpak 2.0 was exhibited at the Roma d+ International Expodesign.

For more info click here.



Slurpak 2.0
design contenitore alimentare

Fantasticando sulla quasi secolare evoluzione del packaging Coca-Cola e sul suo possibile sviluppo futuro, nasce l'idea del progetto-concept di confezione per bibite e succhi Slurpak 2.0.

Slurpak 2.0 è frutto di un breve passo laterale di trasferimento tecnologico. Nella speranza (personale e fiduciosa) di un ritorno al vuoto a rendere, è possibilie intanto prendere in prestito materiali ormai tipici del settore alimentare dissociandoli da un uso che ne sottovaluta le potenzialità e li relega ad anonimi volumi da colorare con un marchio, riempire e poi svuotare di un prodotto senza dare loro un peso. Un peso che quindi viene a mancare anche nel momento in cui li si getta distrattamente dopo l'uso, senza avere percezione de loro impatto e quindi senza ricordare la responsabilità di eventuali inefficienze sui promessi ma dubbi sviluppi delle tecniche di riciclaggio.

L'uso di materiali "now-tech" sotto nuove forme ed in ambiti alternativi (come quello della bibita in "bottiglia piccola") comporta quindi diversi vantaggi non solo commerciali in senso stretto.

Rispetto ad un packaging in vetro si riduce il peso lordo; rispetto al confezionamento in PET si preserva un'appeal tattile e visivo di spessore. La
sezione esagonale ottimizza lo stoccaggio riducendo in tutti i casi il volume di imballo, ed è punto di partenza geometrico per lo sviluppo di un design ergonomicamente ed esteticamente nuovo. Su questa base è possibile intervenire con ampissimo magine di personabilizzabilità grafica.

Il prototipo di Slurpak 2.0 è stato esposto presso il Roma d+ International Expodesign.

Per maggiori info cliccare qui.

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