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Islam Express

4.000 kilometri sui mezzi pubblici Turchi disordinatamente riassunti in 60 foto.
4.000 kilometers on Turkish transit passes untidily summarized in 60 pictures..

© 2009 Riccardo Vescovo with Nikon D80 + basic 18-135 lens


 
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Safranbolu - Piccoli studenti in una piccola moschea.
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Safranbolu - Fabbro, massaggiatore, venditore di souvenir ed eccentrico innamorato dei turisti.
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Safranbolu - piccola occidentale in contepmplazione della moschea... o della morbidezza dei tappeti.
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Safranbolu - Moschea, uno Tasbeeh.
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Safranbolu - Coppietta a colazione.
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Kastamonu - Graphic design.
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Sultanamet - Negozio di lampadari per turisti.
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Istanbul - Sultan Mehmet Fatih Camii
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Galata - Da Galata guardando verso Sultanamet.
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Kastamonu - Periferie.
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Kastamonu - Lei guarda noi, noi guardiamo loro.
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Kastamonu - Moda femminile dove il dettaglio fa la differenza ed è studiato attentamente.
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Kastamonu - Periferie.
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Kastamonu - Cai Salonu (sala da thè).
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Un otogar - Disperati tentativi di dialogo nelle lunghe ore di atesa negli otogar (stazioni degli autobus).
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Kastamonu/Amasya - consigli sull'itinerario da un commerciante di trecce di aglio per un poco compagno di viaggio.
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Kastamonu/Amasya - Un.. espressivo giovanotto in dolmush.
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Kastamonu/Amasya - Dolmush driver.
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Sultanamet
- Dettaglio di una moschea.
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Sultanamet
- Fedeli nella moschea.
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Amasya - Da un antico trattato di medicina.
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Amasya - scorcio.
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Amasya - Imam di una piccola moschea.
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Amasya - Fatma e sua nonna in un'unico splendido sorriso.
Gesto raro da queste parti, da molte donne negato a chiunque (ed a se stesse) poichè gelose della propria integrità.
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Amasya - Vecchio fedele della moschea.
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Amasya - I ragazzi ..."dell'oratorio".
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Amasya - fontana con ciuotola pubblica per abluzioni rituali e per ristoro dei viandanti.
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Sivas/Erzurum
- dal finestrino.
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Sivas/Erzurum - dal treno (su ogni finestrino una bandiera turca).
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Erzurum - Famiglia per metà turca, per metà belga.
Islam Express - © 2009 Riccardo Vescovo
Georgean valleys - Rovine di una chiesa georgiana.
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Georgean valleys - Antica chiesa Georgiana riconvertita a moschea dopo il genocidio.
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Georgean valleys - Reinterpretazione a fotoritocco del paesaggio fra Yousufeli e Erzurum.
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Yusufeli - Festa fra famiglie per un matrimonio.
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Yusufeli - Qualche sorso di Cai per scaldarsi dopo la pioggia in un vicolo del paese.
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Erzurum/Yusufeli - Tipico dolmush.
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Nevsehir/Goreme - Unica regola di viaggio: "niente autostop". Ma un carretto può far eccezione.
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Goreme - curiosità.
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Goreme - Chiese cristiane scavate sottoterra in anatolia centrale per sfuggire alla persecuzione ottomana.
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Goreme - Negli occhiali il paesaggio lunare dell'anatolia centrale.
No non è un montaggio, solo un un pò di ritocco.
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Goreme - Reinterpretazione a fotoritocco del paesaggio.
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Goreme - Reinterpretazione a fotoritocco del paesaggio.
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Goreme - Un fotografo imbecille in crisi perchè si trova dalla parte sbagliata dell'obbiettivo e sotto l'effetto di effetti speciali (tone mapping).
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Konya - Turisti turchi nell'affollatissimo santuario di Mevlana.
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Konya - Graphic design.
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Konya - Ragazza entra in moschea.
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Konya - Turisti turchi nell'affollatissimo santuario di Mevlana.
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Konya
- Turismo turco al limite del pellegrinaggio religioso.
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Konya - Ince Minare Muzesi, decorazioni scolpite sul portale dell'antico minareto, attualmente un museo.
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Konya - Dervisci.
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Kastamonu - strade.
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Kastamonu - strade.
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Bursa, Ulu Camii (Grande Moschea) - Deposito di scarpe prima della preghiera.
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Bursa, Ulu Camii (Grande Moschea) - Durante la preghiera.
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Bursa, Ulu Camii (Grande Moschea) - Durante la preghiera.
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Bursa, Ulu Camii (Grande Moschea) - Maometto nel cuore, il Football sulla testa.
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Bursa, Ulu Camii (Grande Moschea) - Preparazione alla preghiera nel "privè" situato all'interno del reparto femminile.
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Bursa - Giovane turista rispettosa ma non ordodossa in visita ad una moschea.
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Sultanamet - Dietro le quinte. Ex appartamenti nascondono fabbriche di souvenir e magazzini di merce diretta all'est-ovest.
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Sultanamet - Glocalizzazione dello shopping.
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Sultanamet - Entrata di un antico cimitero riconvertito a frequentato locale estivo dove bere Ayran e fumare Narghile.
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Otogar Istanbul - Attesa fra locali della stazione degli autobus di Istanbul.
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Eskishehir - Papà controlla ed educa: la bimba ha una busta più pesante mentre il bimbo una bustina e predica allegro.
Islam Express - © 2009 Riccardo Vescovo
Eskishehir - Otobus.





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Inside Turkey Giulia Serventi Longhi


Vertiginoso. Così è stato il nostro viaggio in Turchia. Se l’avessimo pensato apposta non saremmo stati in grado di studiare un itinerario più mirato a conoscere il carattere dei Turchi.

Lo abbiamo fatto muovendoci più che stando fermi, attraversando più in largo che in lungo (verso est) questa terra che si estende orizzontalmente da occidente verso oriente come tendesse ad entrambi la mano, tanto quanto basta a toccare i continenti di Europa e Asia senza lasciarsi tirare a sé né dall’una né dall’altra.

Per attraversare l’orizzontale Turchia il nostro movimento è avvenuto per la maggior parte del tempo in Pullman. Non in macchina, né in aereo, solo una volta in un interminabile viaggio in treno da Sivas a Erzurum.

I pullman sono il mezzo di trasporto che abbiamo scelto per il nostro viaggio in Turchia, e quello più diffuso nel paese. I pochi treni che esistono, e uno purtroppo è toccato a noi in uno spostamento che è durato il doppio del tempo previsto, sono carri bestiame che non arrivano mai.

I Pullman e l’unico interminabile treno notturno ci hanno permesso di viaggiare nella cultura turca rimanendo per delle ore vicino al suo popolo come in altri luoghi e contesti non permetterebbero.

Abbiamo dormito con le famiglie turche in viaggio, ci siamo sfiorati stretti nelle ultime fila, ci siamo guardati appena svegli vulnerabili nell’aspetto e nella mente ancora intontita.

Abbiamo visto decine di Otogar e osservato centinaia di Otobus arrivare e partire da essi. Quanti voli, gesti, parole incomprensibili ci hanno raccontato da vicino un mondo che rimane distante e comunicato una curiosità che è desiderio di divorarci.

Gente che ci osservava da lontano, abbastanza per non rischiare di essere vista. Vogliosa di spiare, senza farsi scoprire, la nostra anima così occidentale e scabrosa.

I lunghi (quanti chilometri abbiamo fatto!) tragitti su ruote in Turchia sono resi più brevi (delle vere e proprie corse contro il tempo) dalla guida spregiudicata degli autisti.

I guidatori di Otobus ci sono così apparsi incarnazione di una cultura che resiste al progresso ma lotta disperatamente per essere al passo coi tempi, veloci della modernità.

Passato e presente convivono sugli enormi bestioni delle più importanti case automobilistiche del mondo ingaggiati dalle innumerevoli linee di trasporto turche.

Giganti di ferro che sfoggiano una modernità esteriore e racchiudono uno spirito antico. I viaggiatori locali prediligono gli spostamenti collettivi su strada ai movimenti più agili e individuali delle automobili o più efficienti di ferrovie e treni veloci.

Se dobbiamo viaggiare veloci, sembrano dire le intere famiglie che si muovono assieme in Pullman, lo facciamo a modo nostro. Lottando contro le leggi del tempo e dello spazio e attraversando in poco tempo lunghe distanze anche a costo di morirci, su queste strade malridotte e inadeguate.

I trasporti insensati che ci hanno guidato dentro questo paese che sembra un continente, ci hanno raccontato una cultura che non scende a compromessi con l’Altro ma che al tempo stesso cerca di sedurlo continuamente.

Non scendere a patti con l’Occidente vuol dire bramarla per la ricchezza che promette ma rigettarla per la crisi d’identità che porterebbe.

Con questo spirito i turchi ci hanno accolto nei luoghi più lontani dal turismo di massa, laddove, l’ho capito appena scesa dal treno che ci ha portato più a est, ad Erzurum, proprio non dovevamo stare come se avessimo invaso non le strade delle loro città ma i cortili delle loro case.

Ma anche quaggiù il messaggio che il turista porta soldi è arrivato e allora un compromesso, non con noi, ma con se stessa, anche questa parte di Turchia l’ha dovuta accettare.

Ed ecco che ti è permesso procedere, adagio e lungo i sentieri che disegnano loro. E in questa via puoi solo lasciarti ammaliare dalla bellezza della natura, dalle meraviglie costruite dall’uomo, dagli occhi delle donne.

I turchi che vivono lontano dalle mete più battute  parlano a noi turisti che quasi per caso solchiamo le loro terre, attraverso le loro donne, tutte coperte.

Il velo delle donne copre quanto serve al popolo turco per non farsi svelare da noi che siamo venuti fino a qui per conoscerli e al tempo stesso per chiederci di farlo.

Il velo delle donne non copre quegli occhi così magnificamente truccati che ci fissavano ogni volta che distoglievamo lo sguardo da loro. Il velo delle donne copre perfettamente i capelli di chi lo indossa ma racconta tutto ciò che non vorrebbero farci sapere.

I loro corpi fasciati dagli impermeabili beige sono sfacciatamente più femminili, sinuosi e slanciati dei nostri spesso goffamente fasciati da minigonne e shorts.

Veli e copriabiti ci hanno raccontato di un nascosto desiderio di libertà, i corpi coperti ci hanno chiesto di essere spogliati.

Ma i turchi che ci guardano e invitano attraverso gli occhi delle loro donne ci tengono a bada attraverso un’incomprensione linguistica perenne, tanto ostinata quanto disperata.

Una finta socialità, che aumenta piano piano che ci si allontana dall’Oriente, nasconde una profonda diffidenza che sfiora spesso il disprezzo.

La corsa a parlarci e toccarci per non capirci è come la corsa degli autisti degli Otobus a colmare, spingendo sull’accelleratore, le enormi distanze da coprire con un mezzo ormai desueto.

Perché per un turco è più facile rivolgere la parola all’occidentale sempre e comunque anche a sproposito che imparare due parole di inglese per capirlo davvero. Come è preferibile continuare a muoversi sui pullman a velocità non idonee alle loro strade rischiando la vita che migliorare la rete ferroviaria. Così come per le donne è più facile diventare sexy, come il modello occidentale che arriva anche qui impone, non rinunciando a coprirsi il sedere e i capelli.





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